Mi pare che sia tradizione in Islanda trascorrere la vigilia di Natale leggendo (e bevendo cioccolata): molto civile, secondo me.
Io non festeggio il Natale in modo particolare e probabilmente se avete un po’ seguito questo blog e i canali social, oltre che letto libri e romanzi, un po’ ve lo aspettavate.
Quest’anno però il regalo ve lo faccio comunque: leggo io per voi.
Dal pulsante sotto potete scaricare la registrazione audio del racconto Strega (se invece preferite leggervelo da soli, lo trovate a questa pagina, scaricabile gratuitamente o nella raccolta di racconti pubblicata l’anno scorso). Ho preferito dividerlo in tre parti di 10-14 minuti l’una, in modo che i file siano più gestibili. Potete ascoltarli nel browser o scaricarli.
Perché proprio Strega? Perché è ambientato cinque anni prima delle vicende narrate nel prossimo romanzo, perché mi offre la possibilità di verificare quello che qualcuno mi ha detto nella prima metà dell’anno (“Potresti fare un podcast, sai?”) e perché è possibile che Anna, che abbiamo conosciuto nei romanzi ed è una delle protagoniste del racconto, torni prossimamente con qualche altra vicenda tutta per sé…
Ci siamo quasi: non dovrebbe mancare molto alla consegna delle bozze di Un esercito di corvi a Youcanprint per la pubblicazione. Sono un po’ indietro rispetto a quanto pensavo, alcuni impegni extra romanzo mi hanno tolto non tanto il tempo, quanto le energie mentali e la concentrazione per dedicarmici. Senza contare che regolarmente butterei tutto all’aria perché “non è all’altezza”, di che cosa bene non si sa, ma la sensazione resta.
Se mi seguite da un po’, e magari anche su altri social, avrete visto che il blog ha cambiato aspetto e che nel video di inizio novembre avevo annunciato la sospensione del canale Youtube.
Nessuna delle due cose funziona.
Per youtube questa è forse una cosa positiva: mentre scrivo sto nel frattempo finendo di editare un video che caricherò spero questo pomeriggio, se supero degli assurdi problemi tecnici che si stanno manifestando non si sa bene perché. Ma sono quelli che fanno perdere tempo e venire voglia di mandare tutto a quel paese, se devo rifare le cose cinque o sei volte perché un programma di editing mi mostra una cosa e l’altro un’altra.
Per il blog, sto provando a mantenerlo in wordpress (anche perché ho recentemente rinnovato il canone attuale), ma continua a non piacermi. Di fatto, wordpress continua a darmi scarse possibilità di personalizzazione del layout semplicemente perché perdo tempo (anche qui) per capire dove devo cercare per cambiare i caratteri, gli sfondi ecc… quando invece se avessi fatto il sito in html e css avrei sudato molto all’inizio, ma adesso “click” e il css è cambiato, su tutte le pagine. In cambio wordpress mi dà la possibilità di gestire i commenti… qualcuno commenta? In genere no, e quindi tanto vale pensare, ormai per il prossimo anno prima del rinnovo del sito, a passare tutto in html e css. Forse avrò più piacere a tornare qui per aggiornarvi non solo sul mondo delle Cronache delle Tre Genti.
Qualcuno mi suggerisce substack. Non l’ho provato e dopo i tentativi di scarso successo su Youtube, Instagram e Facebook sono un po’ restia ad aprire un nuovo canale. Mi sembra di disperdermi e infatti sono qui a scrivere sul blog e insultare i programmi di editing video invece di correggere il romanzo. Qualcuno lo usa regolarmente e ha voglia di raccontarmelo?
Un altro suggerimento che mi hanno dato è di fare un podcast. Stesso problema. Ma studierò la cosa e vi farò sapere, nel frattempo torno ai miei editing e soprattutto al romanzo, che non si correggerà da solo.
Facebook, che mostra i miei post nei feed neanche a morire ma su queste cose invece è molto reattivo, mi ricorda che ho aperto la pagina Facebook delle Cronache esattamente tre anni fa (13 settembre 2022). Eravamo a ridosso della pubblicazione del primo romanzo, Restano solo i corvi, e fino a poco tempo fa c’erano un romanzo e un social, la pagina facebook. Poi sono arrivati alcuni racconti, il secondo romanzo, il blog, instagram e youtube, e adesso la bozza del terzo romanzo. Quindi, come ogni compleanno che si rispetti, facciamo un po’ di bilanci e capiamo dove possiamo andare con tutte queste cose per le mani.
Il terzo romanzo
Va avanti, passo dall’essere soddisfatta al volerlo richiudere nel cassetto (soprattutto quando leggo libri altrui). Ve ne parlerò meglio a fine mese quando avrò definito un paio di cose.
Il blog
Attualmente è fermo perché ho avuto qualche problema con wordpress, una volta terminato il romanzo vorrei riprenderlo, ma oscillo tra la voglia di semplificare la struttura ma tenerlo in wordpress oppure rifare il sito il html e css ma perdere la funzione dei commenti. Sicuramente vorrei postare più di frequente e alternare articoli più strutturati (come quelli su uno specifico aspetto del mondo delle Cronache) a passaggi più brevi: sfoghi, aneddoti, aggiornamenti, letture…
Facebook
Con tutti i cambiamenti che ci sono stati su questo social, incluso il fatto che i post delle persone/pagine che seguiamo vengono facilmente affossati da una marea di contenuti sponsorizzati quando va bene e “pensati per te” quando va male (pensa per te, Facebook, che ai miei interessi penso io), non so bene come caratterizzare la pagina. Per ora, penso che la utilizzerò per rilanciare contenuti di altre piattaforme e naturalmente per l’interazione con chi legge.
Youtube
Dopo un anno di video posso dire che, guardando le metriche, il canale è nettamente dipendente dalle condivisioni che altre persone (grazie a tutti!) fanno dei miei video rilanciati qui su facebook. Un po’ dispiace perché è un tipo di contenuto che richiede più tempo per la produzione, anche se con OpenShot e Canva riesco a cavarmela facilmente. Anche qui è da capire se continuare e come.
Instagram
È un po’ più controllabile in merito a contenuti che visualizzo e infatti lo uso anche per networking. Seguire altri scrittori, editor, l’associazione Dracones di promozione del fantasy italiano a cui sono iscritta, ecc… mi aiuta a tenere aperta la porta a un’interazione che per ora è per lo più monodirezionale, ma che potrebbe diventare, spero, un po’ più ampia. Ho ancora parecchio da imparare sulla gestione tecnica dei contenuti, ma per ora mi piace.
E quindi?
Sono tante cose; a un raduno ad aprile mi avevano suggerito di pensare a un podcast, che potrei, per non caricarmi di troppi lavori, pensare a stagioni con un numero definito di puntate. Mi era stato suggerito di leggere anche passi dei romanzi o dei racconti. Sono ancora indecisa, però, ho ricevuto opinioni contrastanti.
Se voglio fare tutto e forse troppo è perché questo mondo ucronico mi sta dando davvero tanto e voglio reinvestirci il più possibile. Per cui sono anche curiosa di sentire la vostra opinione o esperienza: cosa fareste, aggiungereste, cambiereste nel mondo social delle cronache?
«Non mi guardare così, Miranda» sogghignò Leonora. Erano rimaste sole e quando succedeva era ben contenta di passare a un tono più confidenziale. Davanti a tutti, doveva essere il Generale: all’inizio non era stato facile fare in modo che fosse rispettata quanto meritava. Ma lei l’aveva conosciuta come Miranda, il dono che suo nonno aveva voluto farle quando aveva sedici anni e l’aveva portata via per un po’ dalla corte del duca di Crisantia. Ci era voluto molto tempo, e sangue versato, perché la confidenza diventasse reciproca.
«Dovresti conservare le forze, Leonora» disse, e l’altra vampira sorrise.
«Lo sai che con uno scontro alle porte divento ancora più rabbiosa se me ne sto senza far niente»
«Beh, almeno potresti nutrirti»
«Lo farò. Domani, magari»
«Domani?» il Generale fece per aggiungere altro, ma si fermò, vedendo il volto di Leonora adombrarsi. La contessa fece un cenno con la mano, come a dire che quel discorso era finito e poi inspirò profondamente. Sapeva di non essere l’unica, lì, a cercare di evitare un discorso sgradevole. Il Generale non era una sua creatura, ma avevano passato così tanto tempo insieme che non era difficile intuirne i pensieri.
«Domani dovrebbe tornare Mario dal quarto a ovest; dovrò nutrirmi per forza, contenta? Perché c’è un discorso che stiamo evitando, tutti quanti, e per farlo mi serve lui, e mi serve Nodier»
«Mmh… io continuerei ad evitarlo, quel discorso» brontolò, distogliendo lo sguardo. «A proposito di Mario: ma che cos’ha? Ultimamente è sempre cupo e lui non era così»
Leonora alzò le spalle: «Non mi piace farmi gli affari delle mie creature» iniziò. Si avvicinò a una rastrelliera, sfilò una delle lance e cominciò a esaminarne il filo «ma credo che Mario pensi molto alla sua famiglia, ultimamente»
«Ah» il tono del Generale non era sorpreso come Leonora si era aspettata e le fece alzare lo sguardo dall’arma al suo volto «Ai trasformati succede. Di pensare alla vita di prima e non riuscire facilmente a togliersene il pensiero, intendo. Poi passa da solo» spiegò.
«Anche a Souprien comincia a mancare la sua terra di nascita» insistette Leonora, come saggiando l’effetto che le sue parole avevano sull’altra vampira.
«Non prendertela: se fosse dipeso da lui non sarebbe mai partito mercenario, non mi sorprende. Mario invece… ma alla fine tornare a casa e scoprire di non aver più né casa né moglie e figlio dev’essere stato un colpo. Per forza che ogni tanto ci rimugina su»
«Capita anche a te?»
Miranda distolse di nuovo lo sguardo e si strinse nelle spalle. Poi, visto che Leonora continuava a fissarla fece una smorfia e assunse un’espressione impertinente: «Esattamente, cosa pensi che mi manchi? Il signorotto che allungava le mani sulle braccianti?» Leonora rise «Vestirmi da maschio no, quello lo faccio ancora» insistette il Generale.
«Allora vi mancheranno le gonne» sogghignò Leonora.
«Sì, e le serve di vostra madre quando spettegolavano» rispose Miranda.
Il brano sopra è tratto dalla prima bozza del terzo romanzo, a cui sto lavorando da circa nove mesi (sì, più di un parto…), e mi dà l’occasione di parlare un po’ del rapporto tra due dei personaggi principali dei romanzi in genere: la contessa Leonora e il Generale Miranda.
Questo terzo romanzo si sta orientando a mostrare un po’ di retroscena rispetto agli altri due già pubblicati e il rapporto tra le due vampire è uno di questi. In Restano solo i corvi il Generale ha raccontato al famiglio di Leonora, Alexandra, di essere stata una schiava, un tempo, e di aver imparato a leggere, a scrivere e a usare le armi da Leonora.
Non credo di aver mai raccontato però come Miranda sia finita schiava, o che cosa ci sia dietro lo scambio di battute sul vestirsi da maschio… che dite, è una storia che vi piacerebbe sentire?
assieme ai primi capitoli dei tre romanzi, incluso il prossimo, e a una cronologia utile a collocarli nell’ambientazione delle Cronache delle Tre Genti. I racconti sono infatti temporalmente molto antecedenti ai due romanzi già usciti, Restano solo i corvi e L’ultimo inverno del leone. Soltanto il racconto Strega è vicino, ma al terzo romanzo: la storia di Viridiana, accusata di stregoneria dopo aver cercato di impedire che la gente del suo villaggio attingesse da un pozzo avvelenato, precede di cinque anni le vicende che saranno raccontate nel terzo romanzo.
Curiosi? Tra qualche giorno su questo blog pubblicherò un estratto dalla prima bozza di quest’ultimo, per parlarvi dell’amicizia tra due personaggi centrali nel nostro mondo.
La fine dell’anno mi sembra il momento giusto per parlare di feste e calendario nel mondo delle Cronache delle Tre Genti.
La struttura del calendario, intesa come conteggio degli anni e insieme di punti fissi (mesi, settimane e festività), risente molto degli eventi che distinguono il mondo delle Cronache dal nostro e in particolare del fatto che il cristianesimo (paolinismo nel mondo delle Cronache) non ha mai raggiunto, almeno in Occidente, la prevalenza che ha invece nel nostro.
Del conteggio degli anni abbiamo già parlato nel post dedicato alla cronologia del nostro mondo: gli anni si contano ancora a partire dalla fondazione di Roma. All’epoca in cui sono stati ambientati i romanzi e i racconti finora pubblicati, incluso il romanzo che deve ancora venire, Roma non è più la città influente di una volta dal punto di vista politico. Un accordo tra gli imperatori Eurico e Giustiniano l’ha resa una specie di capitale culturale, governata da due legati religiosi nominati dall’imperatore orientale e da quello occidentale (dal re italico dopo la disgregazione dell’impero occidentale). Proprio in virtù di questa sua caratteristica e dal conservatorismo di una parte degli umani e buona parte dei vampiri, gli anni sono ancora conteggiati alla maniera antica.
Il calendario è di dodici mesi, caratteristica che quello romano aveva assunto da tempo, con inizio dell’anno a gennaio. Anche questa tradizione risale a prima della riforma giuliana (cioè a opera di Giulio Cesare) del calendario, che fissò definitivamente il capodanno a gennaio. Inizialmente la chiesa non lo festeggiava, come tutte le feste collegate al mondo terreno. A maggior ragione nel mondo delle Cronache, dove il paolinismo non è mai riuscito a dettare legge alle autorità civili come nel nostro mondo, diventa difficile impedire ai paolini di partecipare a un’occasione di festa come il capodanno, tanto più se non partecipano ai riti degli altri culti. Questi ultimi, detti genericamente “religione degli avi” nella parlata comune, comportano ancora sacrifici, banchetti, esposizione di immagini, parate e altri rituali. Alcuni di questi però hanno assunto un significato più civico che religioso e in questo senso capita che paolini e non paolini si mescolino in qualche celebrazione, con o senza l’approvazione dei sacerdoti.
Non dobbiamo dimenticare quanto, soprattutto nel mondo romano, l’adesione intima alla religione “pagana” non è richiesta ai praticanti come invece fa la religione cristiana. Non esisteva insomma l’ortodossia, cioè l’alternativa tra l’essere nella giusta opinione o nel torto e quindi eretici. Esisteva l’ortoprassia, cioè la corretta celebrazione dei riti e del culto. Non approfondisco qui per non divagare, ma se siete interessati potete partire dai libri di John Scheid o Maurizio Bettini, che tratteggiano molto bene la differenza tra le religioni.
Per tornare al nostro calendario nel mondo delle Cronache, non dobbiamo dimenticare l’esistenza delle settimane, anche queste già stabilite come cicli di sette giorni dalla riforma giuliana del calendario (in precedenza erano di otto). Lo scopo della settimana è quello di fissare i giorni del mercato settimanale, delle udienze e dei bandi: se la gente del contado si riunisce in un certo punto per il mercato, anche tutto il resto della vita civile è facilitato.
Infine, per quanto riguarda le festività: la loro osservanza dipende da chi governa la regione (ducato, contea ecc…). Nel mondo delle Cronache si applica un antesignano del principio che nel nostro mondo si afferma molto più avanti, con la riforma protestante: cuius regio, eius religio, cioè chi governa la regione, governa la religione. Una contea appartenente a una famiglia paolina osserverà le feste collegate a quel culto, sebbene la legge imponga tolleranza tra i due.
Che ne è quindi nel mondo delle Cronache delle tre Genti della festività tra le più seguite anche dai non paolini nel nostro, il Natale?
Ve ne parlo sul canale Youtube delle Cronache:
Di quale festività sareste curiosi di conoscere lo sviluppo che ha avuto nel mondo delle Cronache? Fatemi sapere e penserò a un video o un post mirati.
Post breve sul blog, oggi, per celebrare l’uscita di una nuova recensione di Restano solo i corvi
Grazie a Alessandra di recensionelibro.it, il romanzo ha una sua pagina lì:
Devo dire che sono soddisfatta della recensione: oltre a essere bella, il che ovviamente non guasta mai, è anche ben fatta. Non è una recensione di circostanza; mi piace come vengano evidenziati alcuni temi del romanzo che non si colgono se non lo si è letto attentamente. Prossimamente uscirà sullo stesso sito anche la recensione del secondo romanzo, L’ultimo inverno del leone.
Ora avrò l’ansia da prestazione per il terzo romanzo, che vorrei fosse all’altezza dell’accoglienza ricevuta dagli altri due e che poverino resta ancora in fase di scrittura: a occhio e croce mi mancano ancora due capitoli e mezzo per concludere la prima stesura, ma il capitolo, si sa, è un’unità di misura estremamente imprecisa e che si estende in modo imprevedibile, quindi in realtà non so quanto easttamente mi manchi. E ancora un titolo non è emerso.
Nel frattempo, mi consolo con queste recensioni e vi faccio una domanda: io non sono in grado di identificare, come ha fatto invece recensionelibro.it, una frase significativa per presentare i miei romanzi. Se li avete letti, c’è una frase che vi ha colpito?
In uno degli ultimi video del canale Youtube vi ho raccontato come capita di trovare ispirazione per un racconto a partire da un fatto curioso avvenuto nella vita reale. Ma anche la Storia a livello più alto può essere di ispirazione per una storia con la s minuscola, un racconto, una narrazione all’interno del nostro mondo.
Il mondo delle Cronache delle Tre Genti è un fantasy ucronico: significa che prende avvio da un fatto storico, ipotizzando che si sia svolto in modo diverso. A proposito di ucronie: è uscito da poco per Adelphi un libro di Emmanuel Carrère intitolato proprio Ucronia, appena riesco a metterci le mani vi farò sapere. Le ucronie sono un bellissimo (secondo me) esercizio di “e se…”, che possono fermarsi alla singola storia o costruire un mondo intero, come sta succedendo per le Cronache.
Il brutto e il bello di costruire un mondo basato sull’ucronia è che qualsiasi cosa può e deve trovare un suo posto, in coerenza con il mondo costruito. Più di qualche volta sul blog e sui social ho citato l’esistenza di un documento che è la mia guida alle Cronache e contiene appunti, schemi e riflessioni. Trattandosi di un’ambientazione che si sviluppa nell’arco di circa 800 anni (dalla battaglia del Frigido agli anni in cui si svolgono i fatti dei romanzi Restano solo i corvi e L’ultimo inverno del leone), qualsiasi fatto dell’antichità e alto medioevo deve trovare una sua collocazione, fosse anche “fuori dalla porta”. Vale a dire senza un posto in questo mondo.
Ve lo scrivo perché ci ho pensato quando, di recente, sono stata a visitare la città di Aquileia. Se vi capita, fatevi un giro: i siti di interesse storico sono ben tenuti e ben coordinati, all’ufficio turistico vi danno mappa e audioguida scaricabile che vi aiutano a fare il giro senza perdervi niente, con biglietto unico per tutti i siti. Si visita in giornata.
Aquileia ha avuto una storia significativa: ha raggiunto i 100.000 abitanti attorno al II secolo d.C. ed è andata crescendo di importanza grazie alle sue mura e alla sua posizione con il porto fluviale che si sviluppava su due livelli. Ha visto intensificarsi la presenza imperiale in città nell’epoca dell’impero romano e di conseguenza vi si sono svolte alcune contese conclusesi con la morte di uno dei pretendenti al trono. Era sede del patriarcato, titolo che conservò comunque per qualche secolo dopo il suo declino, iniziato con la distruzione della città da parte degli Unni nel 452 (anche se tra VIII e XI secolo il patriarcato si spostò prudentemente a Cividale).
La cronologia che vedete sotto, è tratta da uno dei pannelli esplicativi al Museo Archeologico, ed è quello che mi ha fatto riflettere sul ruolo di Aquileia nel mondo delle Cronache:
Mi sono chiesta: una città così importante, anche se è fuori dalle mappe che ho disegnato finora, che ruolo può avere nel mondo delle Cronache? Una città così marcatamente paolina, che consegna a Teodosio un suo oppositore pochi anni prima della battaglia del Frigido?
Ci ho pensato un po’: una città assediata da Giuliano prima e palesemente dalla parte di Teodosio poi non sarebbe sopravvissuta a lungo in un mondo in cui la battaglia del Frigido è stata vinta invece da Eugenio. Dopo la battaglia, Aquileia del mondo delle Cronache cade in prematuro declino. I magistrati della città che ha appoggiato Teodosio contro Eugenio vengono sostituiti; il vescovo paolino e il suo seguito si imbarcano per l’oriente e la grande chiesa che stava per essere ampliata rimane incompiuta. La città si contrae attorno al suo porto e alla laguna.
Tra le pene imposte alla città per la ribellione, Eugenio la depriverà del suo stemma e del suo nome. La pena durerà per alcuni secoli, durante i quali la città prenderà il nome di Serapia, dalla statua di Serapide che veglia sul porto.
A me personalmente sì, ma devo dire che apprezzo di più il lato ludico e commerciale della festa, anziché il suo collegamento con Samhain (ma se lo festeggiate: auguri!). Parlo degli oggettini per la casa a base di corvi e teschi, dei dolci, dei film classici di genere horror gotico e non ultime le box a tema di alcuni editori specializzati. Direttamente dalla pagina Instagram delle Cronache :
E ovviamente non potevo che unirmi all’ebbrezza generale: fino al 31 ottobre gli ebook dei romanzi delle cronache possono essere scaricati gratuitamente dal sito di Youcanprint, a questi link:
Qualche volta mi chiedono come faccio a inventarmi quel personaggio o quell’intreccio, come mi è venuto in mente un certo passaggio della trama, ecc…
Siamo abituati a pensare che per qualsiasi cosa ci voglia “talento”, una qualità innata che comparirebbe già completa e perfetta in noi, e se non c’è, allora riteniamo che non valga la pena. Non è vero. Possiamo avere un’inclinazione a fare una cosa piuttosto che un’altra, ma per lo più si tratta di abilità che possiamo affinare. Chi ci riuscirà più facilmente, chi avrà bisogno di trovare il suo metodo (e non intestardirsi su uno che palesemente non sta funzionando), chi dovrà lavorare di più. Ma se teniamo a fare una cosa, l’importante è farla.
Vale anche per la scrittura: anche l’invenzione di trame, personaggi, ambientazioni si può allenare. Non è un caso se fioriscono tanti corsi di scrittura; è anche vero che a volte si tende ad accumulare corsi e manuali che a malapena si completano, nella speranza di trovare la formula magica che ci permetterà di produrre qualcosa di completo e perfetto, al primo colpo. Non funziona così.
Quindi cosa dovreste fare se volete scrivere? Molti rispondono leggere, ed è vero, ma anche ascoltare il mondo attorno a noi è molto importante e così sapersi chiedere il perché di ogni cosa e darsi una risposta che esca dall’ambito del nostro modo di pensare. I perché di un personaggio sono fondamentali in una storia, affinché il personaggio risulti verosimile.
E poi alle volte la realtà è più inverosimile della finzione e potrebbe capitarvi di incontrare ispirazione ad esempio nei compagni di un viaggio organizzato, com’è successo a me di recente. Ve lo racconto nell’ultimo video del canale Youtube delle Cronache: